1 maggio 2021

All'aeroporto di Honolulu ti accoglie un mosaico di oltre 200mila mattonelle, realizzato a Cremona dalle ceramiche Gosi-Ferrari

L'aeroporto internazionale di Honolulu è cresciuto vertiginosamente seguendo l'aumento esponenziale post bellico dei flussi turistici. All'interno i ritmi sono frenetici, chi arriva vuole andare alla svelta in qualche angolo paradisiaco dell'atollo di isole, chi parte è comunque quasi sempre in ritardo perché ha voluto godersi fino all'ultimo gli spezzoni di pace e mare di quegli stessi piccoli angoli.
Gli studenti della Wyoming University all'uscita del terminal cercano di reclutare tifosi da portare alla alla partita di football contro gli acerrimi nemici della Hawaii University, ma ci si schiera solo e sempre per la Cremonese, quindi vinca il migliore.
Nella baia di Pearl Harbor la bandiera stelle e strisce svetta al centro del monumento galleggiante dedicato alla USS Missouri, i flussi di turisti sbarcati poche ore prima in aeroporto, per entrarvi, devono rispettare il doveroso silenzio che questo sacrario chiede. Sul sottomarino Bowfin, che è sempre ormeggiato al molo a memoria delle sanguinose battaglie nel Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale, si sta svolgendo un matrimonio, lui porta la divisa della marina degli Stati Uniti, lei ha le scarpe in mano perché sul ponte esterno del sottomarino i tacchi potrebbero rompersi nelle fessure  per far scorrere l'acqua. Celebra il rito un cappellano della Marina, i testimoni sono ufficiali e sottufficiali, al fatidico “sì”, dalla portaerei George Washington ancorata poco distante in mezzo alla baia, tutti i marinai sono sul ponte più alto e agitano fazzoletti mentre le sirene della immensa nave da guerra suonano per celebrare l'evento.
Dove andrete in viaggio di nozze?” chiede il cappellano ai due giovanissimi protagonisti “Andiamo subito in aeroporto e poi in Europa” rispondono emozionati all'unisono gli sposini.
Il business delle isole è tutto rivolto ai turisti e l'aeroporto internazionale è il fulcro dell'economia isolana, in cinque giorni si organizzano matrimoni di tutti i tipi con gli invitati che si affollano in aeroporto e che si disperderanno poi allo Sheraton, all'Hilton o al Moana Surfrider, nell'elegante giardino di uno degli hotel che si lancia sulla spiaggia di Waikiki si sta celebrando il matrimonio tra Luke Skywalker e la Principessa Leila, dato che i due sposi sono vestiti come Star Wars comanda, ma se le damigelle della sposa indossano abiti sobri i testimoni dello sposo si presentano vestiti come Obi Wan Kenobi e Ian Solo. Tra gli invitati spicca un inquietante padre della sposa abbigliato come il perfido Dart Fener mentre un invitato segue la cerimonia con la divisa del capitano Kirk dell'Enterprise; o ha sbagliato matrimonio o è uno dei classici cugini alla lontana che si presentano solo per le feste dove ci si abbuffa. Mentre la band come marcia nuziale intona, a modi avvertimento per Luke o per la Principessa Leila, Highway to Hell (Autostrada per l'inferno) degli AC/DC il celebrante del rito nuziale è vestito con una copia identica dell'abito da scena del concerto di Elvis Presley che si tenne qui nel 1973, quando l'aeroporto venne preso d'assalto dai fans del Re per un evento che andò poi in mondovisione.
Già, l'aeroporto internazionale di Honolulu, luogo di passaggio di milioni di persone che ti accoglie con le opere d'arte che raccontano la vita di queste isole agli antipodi da Cremona, ma che raccontano Cremona. Juliette May Fraser è stata una delle più famose artiste di mosaici del '900, nativa di quella Honolulu agli antipodi di Cremona nel 1959 si presenterà in Piazza del Duomo con un progetto. Lo spaccato di Cremona che Juliette lascia nelle sue memorie è quello di una città unica, immersa tra il Rinascimento e il saper fare eccellenze e farle bene. Cremona, secondo l'artista, non è solo la città dell'artigianato legato ai violini, è quella città dove le piccole aziende artigiane che “si nascondono quasi in ogni angolo” dimostrano di essere in grado di fare e di saper fare bene ciò che solo il talento e la passione riescono a costruire. Le sartorie, le aziende alimentari, le botteghe sono tutte “figlie” di un talento che porta la firma di secoli di storia, un talento che, una volta perso, è quasi impossibile recuperare.
Juliette si reca in quella fabbrica che era la Ceramiche Gosi – Ferrari, lì dentro la maggior parte degli addetti sono signore e che lavorano con accuratezza ai piccoli e coloratissimi pezzi di mosaico che l'artista sta cercando. Juliette rimase affascinata dal saper fare cremonese lascia il progetto nelle mani dei cremonesi con tutte le specifiche. Due anni dopo all'ingresso dell'aeroporto di Honolulu un enorme mosaico celebrava ai turisti “Lo spirito dell'Oceano Pacifico”, quel mosaico era stato creato a Cremona da quelle signore che hanno seguito i disegni di Juliette, nativa della Hawaii ma innamorata di Cremona. Con i suoi 28 metri di lunghezza e i 3,7 metri di altezza l'opera, forte di 216384 tessere colorate, venne divisa in decine di mattonelle da circa 35 centimetri e poi assemblata all'ingresso del terminal appena inaugurato sull'isola. Oggi, dopo essere stato fedelmente ristrutturato, domina l'auditorium e la vista del Museo delle Belle Arti di Honolulu, lasciando all'ingegno e al saper fare cremonese il motto di questa istituzione “Abbiamo una storia da raccontare alle Nazioni”.
 
Marco Bragazzi


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti


Michele de Crecchio

1 maggio 2021 19:34

Non vorrei confondermi con qualche altra ceramica cremonese, ma temo che proprio tale opificio sia divenuto tristemente famoso nel secondo dopoguerra a causa della "silicosi" (malattia dei polmoni) che si manifestava nelle sue operaie riducendone progressivamente le capacità respiratorie.

Dimitri Musafia

2 maggio 2021 08:56

Bell'articolo davvero. Unico appunto, il monumento bianco in mezzo a Pearl Harbor è dedicato alla memoria dell' USS Arizona; l' USS Missouri galleggia ancora, proprio a poca distanza, come nave museo.

ennio serventi

31 agosto 2021 08:55

LE ceramiche GOsi e Ferrari, la ceramica per i cremonesi,non erano proprio quelle descritte dall'articolo di Bragazzi. Le "signore" descritte dall'articolista non erano propriamente tali ma povere ragazze per lo più di campagna addette alla composizione delle "chitarre" che silenti e chine componevano nei piccoli telai le varie tessere sotto lo sguardo vigile e truce della "maestra". IL continuo maneggio delle piastrelle comportava il piagarsi dei polpastrelli delle mani, vanamente protetti da cerotti.
La morte per silicosi ha troncato la vita di molte di quelle ragazze, altre ne hanno portato i segni per tutta la vita. La storia non quella descritta nell'articolo in questione. La vera storia della fabbrica andrebbe scritta, finchè ne rimane una memoria .