13 febbraio 2021

Allanconi di Ripalta Cremasca, l'ultima fabbrica lombarda di campane Da Bergoglio a Betlemme, dall'Olanda alla Biennale di Venezia

Un mestiere raro, un'arte antica. “Siamo gli ultimi costruttori di campane rimasti in Lombardia e tra i pochi in Italia”. Emanuele Allanconi, 39 anni, è il titolare dell'omonima fonderia di Bolzone, frazione di Ripalta Cremasca. Anche la sua azienda (5 addetti) ha dovuto fare i conti con la crisi causata dal Covid, ma sta resistendo. “Oggi fabbrichiamo circa 200 campane all'anno, nel passato erano quasi 300. Ma le richieste non mancano, sono aumentate molto quelle dall'estero”.

La sua ditta, aperta dal nonno materno Angelo, è arrivata alla terza generazione. “L'ho rilevata dagli zii”. Veniva in questo luogo suggestivo, tra fiamme che crepitano e carboni che ardono, da piccolo. “Ho cominciato a lavorare mentre frequentavo il liceo scientifico, durante le vacanze estive. E mi sono subito innamorato. Così ho lasciato perdere l'idea di fare il farmacista”. Tutto viene eseguito secondo la tradizione, esattamente come una volta, a mano e con sostanze naturali, come la terra, la cera d'api, la canapa, il crine di cavallo. La tecnologia è utilizzata solo all'inizio del procedimento, la progettazione al computer, e alla fine, il controllo della qualità del suono. Per campane più piccole, sui 100 chili, occorrono una trentina di giorni; per quelle più pesanti, da 1 a 3 tonnellate, ci vogliono dai 5 ai 6 mesi.

Da questi forni sono usciti 'gioielli' di bronzo come la campana della Basilica della Natività di Betlemme, che ha sostituito quella danneggiata durante l'Intifada. Un altro fiore all'occhiello è il campanello da tavolo per papa Francesco: dieci centimetri di diametro con incise le chiese che hanno scandito la vita di Bergoglio, dalla cattedrale di Buenos Aires a San Pietro. Per un artista curdo-iracheno a Ripalta Cremasca è stata realizzata la campana della pace, esposta alla Biennale di Venezia, ottenuta fondendo il rame e lo stagno delle armi sequestrare all'Isis.


Il Covid ha solo rallentato la produzione. “Tra i nostri ultimi pezzi ci sono le campane per la città di Dordrecht, in Olanda, la cui cattedrale è sede di un'importante scuola per campanari. Abbiamo eseguito questo lavoro insieme a una compagnia inglese”. Un'altra recente opera di cui Emanuele va orgoglioso è il carillon, costituito da una batteria di campane con tastiera e pedaliera, destinato a Jan Verheyen, un artista belga, un carillonneur, una figura che non esiste da noi mentre è diffusa e apprezzata in altri Paesi.

“Il carillon è uno strumento musicale vero e proprio, come il violino o il pianoforte, e Verheyen l'ha portato in giro per le piazze delle città della sua nazione, colpita anch'essa duramente dal Covid, tenendo spettacoli all'aperto. Le persone chiuse in casa si affacciavano alle finestre per ascoltare quelle note che hanno tenuto loro compagnia nei momenti più difficili della pandemia”. Allo stesso tempo l'azienda ha continuato a a guardare al mercato italiano. Curioso il caso di Bonassola, poco più di 800 abitanti in provincia di La Spezia. “Un villeggiante si lamentava per i rintocchi delle campane della chiesa perché diceva che disturbava il suo riposo”. Il contestatore ha minacciato di ricorrere al giudice. A quel punto il parroco ha consultato i fedeli, che hanno deciso praticamente all'unanimità: le campane non si toccano. Non solo. “Il paese ha reagito ordinandone altre tre”. Con inciso il marchio Fonderia Allanconi

Gilberto Bazoli


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