17 maggio 2021

Crema, torna caldo il dibattito sul futuro dell'area "Stalloni". Cabini: area museale. Ermentini: un accordo Comune-Regione

Da un po’ di tempo l’argomento sull’utilizzo del Centro di incremento ippico di via Verdi a Crema– gli Stalloni per i residenti -   è tornato prepotentemente alla ribalta provocando divisioni all'interno della città e della politica. 

La struttura, ubicata in una zona strategica tra il centro storico e quella parte della città denominata Crema Nuova, è da decenni al centro del dibattito urbanistico in relazione alla sua funzione. La discussione è discontinua e non ha mai raggiunto una conclusione definitiva e condivisa. Si procede con un’alternanza che vede  periodi in cui sfiora la rissa politica, con altri in cui  la questione è dimenticata.

Il primo grande interessamento degli Stalloni risale al 1982 grazie a un comitato di cittadini che proponeva di rendere fruibile al pubblico l’area. I promotori avevano raccolto migliaia di firme e realizzato un logo raffigurante un corpo umano con una foglia al posto del cuore, completato da uno slogan efficace e di successo: «La città è un corpo. Facciamo che il suo cuore sia verde». Poi silenzio fino al 2010.

In quell’anno nascono due comitati. Uno lanciato da Gianni Risari finalizzato a salvaguardare i chiostri del complesso. L’altro proposto da alcuni consiglieri del centrodestra che riproponevano il concetto di cuore verde della città. 

La struttura si caratterizza per  due chiostri di un convento domenicano  dedicato a Santa Maria Mater Domini costruiti tra il 1500 e il 1700. Negli anni il Centro ha cambiato la destinazione d’uso religiosa, ed è passato nelle mani dello Stato, del Ministero e  infine diventato proprietà della Regione Lombardia.

La scheda tecnica che lo riguarda ne spiega la genesi. «ll Deposito stalloni di Crema prese a funzionare nel 1817 alle dipendenze del comando militare del Regno Lombardo-Veneto. Soppresso nel 1845, fu ripristinato nel 1859. Con l. 31 marzo 1864 passò dal Ministero della Guerra al Ministero dell'Agricoltura, estendendo la propria competenza territoriale alla Lombardia, esclusa la provincia di Mantova, alla Liguria e al Piemonte. Con regio decreto  6 settembre 1923 l'amministrazione fu trasformata da governativa in autonoma consorziale. Nel 1932 furono soppressi i consorzi e i Depositi continuarono a funzionare dotati di autonomia amministrativa. La l. 30 giugno 1954 soppresse i ruoli del personale militare e istituì nuovi ruoli di personale civile presso il Ministero dell'Agricoltura e delle foreste. Essi furono denominati Istituti di incremento ippico, operanti in otto circoscrizioni sul territorio nazionale. In virtù della l. 21 ottobre 1978 gli istituti furono soppressi quali enti statali, conferendo alle Regioni i beni e il personale dei medesimi»

 Il complesso si estende su trentamila metri quadrati e comprende oltre ai due chiostri, un parco botanico d’eccellenza, ed edifici per la custodia dei cavalli. 

Or bene ma che fare di un luogo così unico e importante, al centro di una città vitale? Mille idee si sono succedute, da quella di trasformarlo in mercato, a quella di farlo diventare un bel parcheggio. Mah…idee da rispettare certamente forse non sufficientemente degne di un luogo con così tanta storia. Queste idee sono nate a Crema, ma ricordiamo che il complesso è di proprietà della Regione Lombardia, la quale, almeno in apparenza non sembra interessata proprio al recupero funzionale dello stesso in tempi veloci.

“Credo sia uno spazio meraviglioso, un polmone verde unico per la città, ma non basta, va riqualificato - chi parla è Umberto Cabini, uomo d’arte che attraverso un’operazione di comodato d’uso, ecco la formula, sta riqualificando il museo a Milano del Compasso d’Oro. Si spinge anche più avanti, Cabini:”Lo scenario che abbiamo a disposizione è talmente vasto che ci potrebbe stare il museo della Carrozza, certo, quello dell’Olivetti, perché no e, magari quello dell’arte organaria, insomma un’attrattiva culturale per lanciare un percorso che andrebbe da Cremona, con il Museo del Violino, a Soncino, con il castello, la filanda e i suoi musei, a Crema con questo appunto di cui parlavo prima”. Per Umberto Cabini poi tutta la zona antistante va riqualificata, donando alla stessa quel respiro unico che solo una città può fornire. “Certamente negli Stalloni non ci vedo assolutamente il mercato e tanto meno dei parcheggi, con tutto rispetto lo degraderebbero”. 

L’architetto Marco Ermentini, esperto urbanista e vigile nella riqualificazione storica dei territori racconta che”ero stato incaricato dall’Amministrazione di Crema per sentire il parere della Soprintendenza circa i progetti che erano in voga, o lo sono ancora, alcuni anni fa. Il Soprintendente ha espresso un parere negativo sia per la realizzazione del mercato che per quella dei parcheggi (ci sono le mura venete e, non possono essere toccate). Gli Stalloni devono avere una funzione che definisco “forte”, nel senso che si deve assolutamente rispettare la storicità e l’importanza del luogo”.

Allora lei architetto cosa farebbe? “Il primo passo è quello di cercare un accordo tra il Comune di Crema e la Regione Lombardia e una volta raggiunto allora capire come rendere questo luogo detentore di storia, un imput forte e dialogante con l’intera città”. E alla fine, sempre l’architetto Ermentini suggerisce:”Forse la sede degli ambulatori dell’Ats, una soluzione? Ma non solo quella ovviamente”. 

E poi per ultimo l’idea di un albergo nel chiostro,  proposta andata anche questa a naufragare. L’ultima è di pochi giorni fa e prevede di sfruttare gli stalloni per offrire residenze a “persone con una tendenziale condizione di autosufficienza o comunque con condizioni di non autosufficienza non severe e tali da chiamare in causa risposte socioassistenziali". Insomma il rebus Stalloni per Crema rimane tale. Per una svolta o per nuove idee, bisognerà attendere la prossima campagna elettorale?

Roberta Tosetti


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