10 aprile 2024

Il Comitato Cemento di Picenengo sarà il 20 aprile a Caravaggio a difendere il Santuario dal centro logistico. "Ma la Diocesi salvaguardi anche le nostre case"

Il Comitato contro la cementificazione di Picenengo sarà a Caravaggio il prossimo 20 aprile per la protesta contro l'ipotesi di realizzare un centro logistico a soli 500 metri dal santuario mariano. Il Comitato chiede poi alla Diocesi di Cremona di schierarsi contro la realizzazione di un centro logistico (oltre al centro commerciale) in via Picenengo. Ecco il documento che il Comitato ci ha inviato.

"In qualità di membri del comitato spontaneo di cittadini di Picenengo, scriviamo per esprimere il nostro pieno appoggio e ammirazione per l'azione intrapresa dalla Diocesi di Cremona nel contrastare l'edificazione del polo logistico vicino al Santuario di Caravaggio. La determinazione e il coraggio mostrati sono un faro di speranza per tutti noi che crediamo nella salvaguardia del suolo, bene quanto mai prezioso per contrastare i cambiamenti climatici e per abbassare le temperature medie dei territori che, in presenza di cemento, aumentano in media di 4 gradi.

Elogiamo questa iniziativa e confermiamo la nostra presenza all'evento del 20 Aprile ma non possiamo fare a meno di sottolineare una questione fondamentale che riguarda tutti noi: la necessità di un'opposizione ferma e univoca contro l'espansione incontrollata di poli logistici e l'erosione del suolo. È imperativo che queste battaglie non si limitino a difendere solo i siti di significato storico o religioso, ma si estendano a tutelare ogni angolo del nostro paesaggio minacciato dall'urbanizzazione selvaggia e dalla speculazione edilizia.

Non tutti sono a conoscenza del fatto che a Picenengo sono recentemente stati approvati due grandi progetti di urbanizzazione: un polo commerciale/artigianale da circa 60 mila m2 e un polo logistico da 155 mila m2. Caso vuole che i terreni di quest'ultimo polo (addirittura più estesi di quelli su cui verrà costruito a Caravaggio e per cui la Diocesi si sta mobilitando) siano per una parte di proprietà della Diocesi stessa che ha accettato, in questo caso, di venderli permettendo l'insediamento di un nuovo polo logistico alle porte di Picenengo che andrà a peggiorare sensibilmente le vite dei cittadini.

Ci chiediamo allora se le belle e condivise parole riportate su "Il Mosaico" (strumento di comunicazione della Diocesi) che è arrivato in questi giorni nelle nostre case possano valere anche per Picenengo o siano da considerarsi unicamente riferite ad insediamenti nei pressi di luoghi di culto o di interesse storico.

Ce lo auguriamo fermamente perchè crediamo che il suolo, l'ambiente e il paesaggio debbano essere tutelati in ogni caso.

La diocesi si sta impegnando in un ricorso al TAR per evitare ulteriore consumo di suolo ed interventi che deturpino l'ambiente della nostra Pianura Padana, ma perchè allora il cosiddetto "scudo verde" che propone non può essere ipotizzato, oltre che sui territori nelle vicinanze del Santuario anche anche per gli altri terreni che corrono il rischio della medesima sorte? Perchè non è possibile evitare la vendida della porzione di terreno della Diocesi destinata alla cementificazione?

Con fiducia e speranza nel futuro,

Comitato Cemento. Picenengo

(Nelle foto la protesta della scorsa settimana a Picenengo)


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti


Chemist

10 aprile 2024 18:52

Tutto disperatamente condivisibile

gigi

11 aprile 2024 06:02

e una corretta richiesta alla coerenza ....non si possono usare logiche divergenti in casi simili!

harry

11 aprile 2024 09:09

Logica N.i.m.b.y. ?

Daniro

11 aprile 2024 10:46

Localmente la Curia o chi per essa ha agito e ragionato ne più ne meno come qualsiasi proprietario terriero che cerca di ottenere l'edificazione delle aree. Operazione legittima, ci mancherebbe, anche perché magari i proventi finiscono in opere di bene. Ricordo solo che, ad esempio, l'operazione immobiliare di via Flaminia per essere approvata, ha dovuto avvalersi del restringimento del Plis del Po e del Morbasco in quanto in esso ricompresa, in un ambiente e paesaggio ai piedi del terrazzo morfologico che era sicuramente preferibile proteggere ( e per questo era stata inserita nel Plis).

Manuel

11 aprile 2024 16:38

Fai molto bene a rimarcare l’ambivalenza di certe posizioni e rimarcare la scandalosa vicenda di via Flaminia; dopodiché sarei contento che la diocesi riuscisse a stoppare la/le speculazione/i immobiliare/i... anche per capire a che punto di debolezza siano giunte istituzioni e società civile.