5 maggio 2024

I consigli del ministro Salvini a Portesani: “Gestione quotidiana, poi scegli un tema caro ai cremonesi e portalo avanti”. Sull'Europa: “Non manderò mai un nostro figlio a combattere in Ucraina”

“Prometti una gestione quotidiana, poi scegli un tema da portare avanti per 35 giorni. E ricorda, metà della gente decide se e chi votare il giorno prima delle elezioni. Perciò, scegliete quello che è il tema che sta a cuore ai cremonesi e battete su quello. Parlate a tutti, anche ai tantissimi stranieri che si sono integrati a Cremona: il problema non è il colore, ma essere persone perbene. Fate un lavoro capillare”.

Queste le “istruzioni di voto” di Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e della Mobilità, al candidato sindaco Alessandro Portesani, che con umiltà ha approfittato della presenza del ministro a Cremona per chiedergli pubblicamente un consiglio sulla campagna elettorale.

E questo è stato il momento conclusivo della visita di Salvini a Cremona, oggi dalle 19 sino a quasi le 21. La tappa era suddivisa in due momenti. Il primo, presso la Sala Maffei della Camera di Commercio, per la presentazione del libro del ministro, “Controvento – L'Italia che non si arrende” (edizioni Piemme), il secondo davanti alla sede del comitato elettorale di Portesani. 

Due momenti molto diversi tra loro ma ugualmente partecipati: il primo soprattutto da cittadini, militanti e amministratori della Lega, il secondo da simpatizzanti del partito ed esponenti del centrodestra locale.

Un vero bagno di folla, la tappa davanti al comitato elettorale, che ha visto Salvini letteralmente accerchiato dai tanti presenti. “Vi invito a dire – ha detto il ministro dopo l'introduzione di Portesani – che c'è finalmente la possibilità di un cambiamento. Potete farcela e penso di venire qui al ballottaggio, non dico al primo turno perché vincere al ballottaggio è più bello”.

E dopo Gasparri, intervenuto sabato in città, anche Salvini pronuncia il termine tabù (ballottaggio), segno che a tutti i livelli ci si sta rendendo conto che la battaglia, per il centrodestra, è meno scontata di quel che si pensava anche solo un paio di mesi fa.

In sala Maffei il ministro, arrivato con una mezz'ora di ritardo, ha presentato invece il suo volume, cogliendo l'occasione per toccare molti temi di stretta attualità alla presenza dei militanti, compresa l'europarlamentare Silvia Sardone. 

“Ho impiegato più di un anno per scrivere il libro – ha esordito ironicamente il ministro –. Il mio omonimo Renzi ne scrive uno all'anno, non so come fa... Il libro nasce fra un viaggio e l'altro, nei fine settimana, nel mio tempo libero. Perché l'ho fatto? Per rendere merito ai militanti e agli amministratori della Lega”.

Non è un'operazione “nostalgia”, ha tenuto a sottolineare Salvini, “è il racconto della mia crescita e di quella del partito con Bossi e Maroni. Il racconto di tanti bei momenti, di tante vittorie, ma anche di sconfitte, di momenti difficili”.

Nel volume ci sono ovviamente anche gli anni del Covid e del governo con Draghi: “Gli interessi del partito ci dicevano che era meglio starcene fuori e altri lo hanno fatto (Fratelli d'Italia; ndr) ma abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e di darci da fare. E' stata un'esperienza che ci è costata molti voti”.

In queste settimane, ha aggiunto, “molta gente mi ha detto che due anni fa non mi ha votato ma che adesso che si parla di Europa la Lega è il partito con le idee più chiare”.

Di qui il passaggio sulle prossime europee: “In Europa non andremo mai a governare con socialisti e comunisti. E se c'è chi dice più Europa io dico meno Europa, perché l'Europa è quella che ci dice di chiudere gli allevamenti, di mangiare carne sintetica, farina di grilli. Io voglio un'Europa che si occupi di poche cose ma che lo faccia bene. Un'Europa che difenda i suoi confini dagli sbarchi”.

A stretto giro, il passaggio sui conflitti internazionali, tema che Salvini ha ribadito anche davanti al comitato elettorale di Portesani e al quale, evidentemente, tiene parecchio. “Macron è pericoloso per sé e per il suo popolo, sostiene che non esclude di mandare in guerra i suoi soldati. Io non manderò mai un figlio di un italiano a combattere in Ucraina. Dire più Europa, in questo senso, è come dire a un tossico, vieni, ti porto da uno spacciatore e compriamo roba buona”.

L'unico modo per far cessare la guerra, ha aggiunto, “è che alle elezioni americane vinca Trump e io lo spero, perché si decide più a Washington che non a Parigi”. “Al di là di questo – ha detto ancora – io sono favorevole che l'Europa metta in atto buone pratiche come l'Erasmus, di certo non direttive come quella sugli imballaggi”. 

E se il ministro si è detto favorevole a una “politica comune”, ha chiarito che “non mi aspetto un esercito comune, perché in quel caso chi comanda? Quella di armi e missili non è la mia idea di Europa”.

Inevitabile un passaggio sulla controversa figura di Vannacci. “Due anni fa – ha ricordato Salvini – non sapevo nemmeno chi fosse. Tutti lo descrivevano come un mostro, quindo ho cercato di capire chi fosse. Ora la sinistra candida una ragazza in carcere in Ungheria, se questo è legittimo penso possa avere più titolo un generale come Vannacci nel rappresentare me e l'Europa. Poi decideranno gli elettori”.

Applausi, momento firmacopie del libro poi lo spostamento verso il comitato elettorale di Portesani, dove Salvini ha chiuso la sua visita in città. Nessuna contestazione da segnalare e il centrodestra porta a casa un altro big mentre il centrosinistra prosegue il suo sonno ristoratore, in attesa che qualcuno spieghi al Pd che tra un mese si vota.

Fotoservizio di Gianpaolo Guarneri (FotoStudio B12)

Federico Centenari


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commenti


Manuel

6 maggio 2024 16:17

Un guazzabuglio di parole al vento!
Un personaggio che di politica capisce poco!
Un soggetto, la cui unica abilità è stata quella imbucarsi ed esibirsi smodatamente, col solo fine di mantenere un “lavoro redditizio”.
Uno che voleva trascinare (e lo vorrebbe ancora) l’Italia fuori dall’Unione... per copiare gli inglesi.
C’è gente che ancora perde tempo ad ascoltarlo, ma temo sia giunto il momento del tramonto, considerati i tanti nemici collezionati ai vertici della Lega.