17 febbraio 2021

Gerardo da Cremona, S.Lucia e la sua biblioteca

E’ ben nota a Cremona la piccola chiesa di S. Lucia. Meno nota è invece la storia della biblioteca scientifica che nel Medioevo la chiesa conteneva. Proprio qui infatti, nel XII secolo, venne trasportata dalla Spagna una ricca biblioteca di traduzioni di opere scientifiche arabe, eseguite da Gerardo da Cremona, uno degli studiosi che contribuirono al progresso dell’Europa medievale, consegnando all’Occidente lo straordinario fermento scientifico dell’Andalusia islamica.

Dopo aver acquisito inizialmente una preparazione di base nello studium cremonese divenendo Magister artium, nel 1135 si trasferì da Cremona a Toledo: in quella luminosa comunità, all’epoca appena riconquistata agli arabi da Alfonso VI di Castiglia ma rimasta un multietnico crocevia di culture, Gerardo imparò la lingua araba occidentale e studiò testi dei dottori musulmani, dedicandosi all’insegnamento e lavorando alacremente alle traduzioni dal 1136 al 1178 nella “scuola” fiorita per impulso dell’arcivescovo Raimondo de Sauvetât, sul modello delle grandi scuole cattedrali francesi.


Dove sono finiti i libri di Gerardo?


Dopo la morte di Gerardo nel 1187 pare che suo nipote Pietro da Cremona, su esplicita richiesta dello zio, abbia trasportato nella chiesetta di Santa Lucia tutte le sue traduzioni dall’arabo. Più testimoni sembrano confermare il trasferimento. Una nota che chiude la traduzione gerardiana del trattato di Euclide Sulle divisioni delle figure (Liber Divisionum) recita: “Libro delle Divisioni, tradotto dall’arabo in latino dal Maestro G. da Cremona nella città di Toledo e successivamente portato nella chiesa di Santa Lucia in Cremona, a disposizione dei molti che lo richiedono, dal nipote P. del già citato Maestro G.” (“oblatus Cremonam a magistro P. (Petro) iam dicti magisteri G. (Gerardi) nipote in Ecclesia Sanctae Luciae de Cremona”). Anche la Cronica composta nel XIV secolo dal bolognese Francesco Pipino riferisce che Gerardo lasciò alla chiesa di S. Lucia la biblioteca composta dai suoi libri (“in Monasterio Sanctae Luciae, ubi suorum librorum bibliothecam reliquit”). Ancor più ricca di dettagli è la descrizione contenuta nelle Note redatte nel Trecento dal cremonese Gasapino Antegnati (scoperte dal dott. Gabriele Zanella, dell’Università di Pavia): in esse si legge di un «Maestro Gerardo di Santa Lucia, fisico cremonese» e «medico», che ordinò a suo nipote Pietro di «trasferire il proprio tesoro ancora ignoto ai Latini (abitanti dell’Italia in genere, ndr), nella città e nello studium di Cremona, in onore di Dio e per la buona salute degli uomini»; e difatti Pietro «tornato a Cremona, depositò i libri prescelti nella chiesa di S. Lucia, dove, come lo zio gli aveva prescritto, non impedì a nessuno di farne copie» (“prelibatos libros deposuit in ecclesia Sancte Lucie Cremone”).

Oggi purtroppo quella biblioteca non esiste più. All’inizio del Trecento numerosi manoscritti di Gerardo dovevano trovarsi ancora nella chiesa, poiché Gasapino riferisce che «ancor oggi molti di quei libri sono collocati nella sagrestia della suddetta chiesa», vergati su carta di panno così come Gerardo li aveva personalmente redatti a Toledo.

Già nel Trecento però Gasapino riferiva anche che parecchi libri era ormai dispersa, «poiché non erano stati restituiti da coloro che li avevano avuti in prestito per copiarli, e, per incuria, non erano mai più stati reclamati». Nei secoli successivi gli ammanchi dovettero intensificarsi sino a che della biblioteca non restò più nulla ed i manoscritti si sparsero per tutta l’Europa. Sarebbe senz’altro suggestivo poter oggi riproporre in mostra nella Chiesa di Santa Lucia i manoscritti di Gerardo, ricreando il clima cosmopolita che vi si doveva respirare nel Medioevo. Il nipote dello studioso infatti proseguì a Cremona il lavoro dello zio, con l’obiettivo di far rivivere a Cremona il modello “cattedrale” della grande scuola toletana, rendendo la biblioteca di Santa Lucia un polo culturale di notevole interesse sia per l’Italia Settentrionale che per altre zone; sino ad ipotizzare che proprio Santa Lucia potesse essere in qualche modo connessa quella “facoltà di medicina”, annessa allo studium cremonese, della quale Emilio Giazzi e Gabriella Zuccolin hanno rinvenuto concreti riscontri databili tra il XIII ed il XV secolo. Per limitarci ad alcuni esempi, la biblioteca doveva essere conosciuta dal Magister Urso da Lodi, docente a Cremona, che affermava di conoscere la traduzione gerardiana della versione araba dell’opera.

Alla biblioteca dovette avere accesso senz’altro Adamo da Cremona, autore del De regimine iter agentium vel peregrinatium, per il quale attinse a piene mani dalla traduzione gerardiana del Canon di Avicenna. E i testi scientifici arabi conservati a S. Lucia possono avere verosimilmente giocato un ruolo chiave anche nella definizione degli interessi arabistici e scientifici di un altro cremonese, medico e rettore dell’Università di Padova: Giambonino da Cremona, che, per la precisione, era originario di Castelnuovo Bocca D’Adda (anziché di Gazzo, come è stato ipotizzato), poiché nell’incipit che apre la copia del suo De conservatione sanitatis conservata alla Nazionale di Parigi, l’autore si dichiara «nato tuttavia a Castelnuovo Bocca D’Adda» (“nato tamen in Castro Novo Buce Aduae"); costui, attivo a Padova, mostrava di conoscere l’arabo direttamente, come Gerardo; e a Venezia aveva composto il Liber de Ferculis et condimentis, estratto in latino dell’enciclopedia medica di Ibn Jazla, che includeva anche le ricette dei razionali arabi di ravioli e torrone, con conseguenze intuibili non soltanto sul sapere scientifico ma anche sulla gastronomia all’ombra del Torrazzo (come ho già esposto in altri miei studi)

Dov’è finita la salma di Gerardo?


Se è possibile ricostruire il percorso e l’attuale ubicazione di molti dei manoscritti di Gerardo, ben più difficile e forse arduo è ipotizzare dove possa riposare il grande Maestro cremonese. Nel memoriale lasciato dai suoi allievi si afferma che sia morto a Toledo, nel 1187 all’età di settantatré anni; ed alcuni studiosi sostengono che ivi sia stato sepolto. Dal canto suo, Francesco Pipino riferisce invece che Gerardo fu sepolto a Cremona, nel monastero di S. Lucia (“sepultus est Cremonae, in Monasterio Sanctae Luciae”). Di quel monastero però doveva essersi già persa ogni traccia nel XVI secolo, giacché non compare nella pianta di Cremona disegnata da Antonio Campi nel 1583. Ammesso che, più verosimilmente, esso non venisse invece confuso dal cronista bolognese con quella che Gasapino definì “segrestia dicte ecclesie”. Effettivamente esistette un monastero annesso a Santa Lucia, ma venne eretto sul finire del XVI secolo con progetto dei fratelli Dattaro (autori anche del rifacimento della facciata) e demolito nel XIX secolo. Una consultazione delle carte relative alla fondazione ed alla demolizione di questo piccolo convento potrebbe forse offrire qualche spunto su ipotetiche salme, di cui tuttavia all’oggi nella chiesa non sembra sia stata trovata traccia.

Michele Scolari


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