4 marzo 2021

Trent'anni fa moriva Piero Ferraroni, grande scultore

Sono passati trent'anni dalla morte di Piero Ferraroni, scultore straordinario che merita di essere ricordato sia per la sua arte che per la sua grande umanità. E' morto infatti nel gennaio 1991. Artista in grado di modellare l'argilla, lo stucco, il legno, il marmo. Ogni materia era buona per creare, per dare bellezza plastica alle sue opere. Era un figlio d'arte, di Arturo, e nacque a Venezia il 14 gennaio 1910 dove il papà lavorava prima di far ritorno a Cremona alla vigilia della prima guerra mondiale. La scuola Ala Ponzone (“Arte e mestieri”) dove si mise subito in mostra per la conoscenza tecnica nella scultura del marmo. Nel 1932 parteciò alla III Mostra d'arte della Famiglia Artistica Cremonese ideata da Illemo Camelli. Nel 1945 espone alla “Mostra degli Artisti Lombardi” a Milano e ancora nel 1964 alla “Mostra d'Arte Sacra” di Piacenza e alla “Nazionale d'Arte” a Roma. Nel 1966 partecipa alla “Selezione Nazionale piccola Scultura” di Firenze, e a tante altre esposizioni nazionali. Al di là della maestria artistica, aveva anche una grande valenza umana e sempre si è battuto perchè gli artisti cremonesi avessero una sola casa e si battè per far fondere la Famiglia Artistica con l'Adafa. Sue opere figurano in gallerie pubbliche e private di mezzo mondo (Venezia, Bombay ad esempio). Ma quello che ha caratterizzato l'opera di Piero Ferraroni è l'arte religiosa. Dopo i primi esperimenti nelle chiese di San Daniele Po e di Calvcio, mette mano al Santuario di Caravaggio insieme all'amico pittore Mario Busini e all'architetto Vito Rastelli. Straordinario è l'effetto della loro collaborazione (moasico e le arche in marmo) al Sacro Fonte. Dal 1965 al 1990 Ferraroni è protagonista dei lavori di riforma conciliare in tante chiese cremonesi ma anche nella cattedrale di Fidenza con una riconversione artistica degli spazi sacri. Pensiamo alla chiesa di Sant'Ilario, nelle cappelle delle suore Adoratrici di Cremona (alla Pace) o a Rivolta d'Adda. Il suo capolavoro è considerato il gruppo statuario dell'”Apparizione mariana a Caravaggio”, la cosiddetta Madonna Pellegrina (adesso nella chiesa B.V di Caravaggio a Cremona) che è diventato il simbolo della sua arte. Eccezionali anche i lavori nell'arte scultorea funeraria. Pensiamo ai tre monumenti funebri di tre vescovi: Giovanni Cazzani, Paolo Rota, Danio Bolognini. E ancora il busto di Giovanni XXIII per la casa delle Adoratrici a Rivolta, del vescovo Chizzini nella cattedrale di Tocantinopolis in Brasile e il busto di Natale Mosconi a Ferrara.

Ricordiamo che Ferraroni è stato anche un valido maestro liutaio, intuito autodidatta, un suo capolavoro è stato offerto in Vaticano a Giovanni Paolo II.


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commenti


enrica ferraroni

5 marzo 2021 11:04

Direttore, buona giornata.
Leggo sul Suo giornale, nella sezione "Arte", la narrazione che gentilmente ha voluto dedicare alla memoria del mio carissimo papà Piero.
Gabriel García Márquez scriveva «La vita non è quella vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla». Nell'incantesimo del ricordo si nasconde una magia, un prezioso antidoto alla solitudine; cancellare il ricordo dal nostro orizzonte sarebbe sprecare un pezzo della nostra vita.
Le sono grata, anche a nome dei miei cari, per la memoria che ci aiuta a non sprecare il nostro tempo.
Grazie davvero.

anna lucia maramotti

6 marzo 2021 20:37

Molto opportunamente si è fatto cenno all'attività del Maestro Ferraroni come liutaio. Mi permetto di aggiungere che a Lui si deve l'ideazione di un metodo costruttivo che gli ha consentito di raggiungere un notevole risultato timbrico. Inoltre, va ricordata la sua collaborazione con la Scuola di liuteria. Notevole anche il suo impegno nel campo del restauro conservativo e nella realizzazione di copie di strumenti. Ha così contribuito al riconoscimento della liuteria cremonese come espressione della cultura immateriale da parte dell'UNESCO

Michele de Crecchio

7 marzo 2021 23:28

Condivido in pieno il giudizio sulla qualità umana ed artistica del maestro Ferraroni che conobbi anche come illuminato componente della Commissione Edilizia Comunale.
Vorrei ricordare che si deve a lui, e in particolare alla sua maestria nel trattare le pietre naturali, l'ottimo risultato che ottenne rifacendo, appunto in pietre naturali, l'ormai sbiadito quadrante dell'orologio astronomico del Torrazzo, operazione che era stata assentita tra molte perplessità per gli evidenti rischi che comportava di non risultare di qualità adeguata al delicatissimo contesto nel quale si veniva ad inserire.