28 marzo 2024

Ancora cibo e bevande con le macchinette: nuovo shop in corso Garibaldi. Crema proibisce la distribuzione notturna, Milano li vieta in centro. A Cremona concentrazione record nel cuore della città

Ancora un negozio trasformato in distributore di bevande con macchinette. E anche questa volta in pieno centro città, proprio di fornte a un Poike e a un bar-panetteria. Proprio all'inizio di corso Garibaldi, appena lasciato l'angolo sventurato di corso Campi con ben cinque vetrine spente. Cremona è una delle città italiane con il maggior numero di negozi trasformati in dispensatori automatici di macchinette in centro città: sono almeno una dozzina. Una concentrazione senza eguali. Ma mentre altrove si cerca di mettere un freno a questa invasione, qui l'assessorato al commercio non batte ciglio. Così ecco 48 ore fa la nuova apertura in corso Garibaldi (dove già ne esiste un altro dopo il Cittanova). Una vera invasione che sicuramente non farà piacere alle associazioni del commercio, alle prese con sempre crescenti difficoltà delle categorie che rappresentano. Via Monteverdi, corso Vittorio Emanuele (ben due in cento metri), corso Garibaldi, via Palestro, via Dante, corso Mazzini, corso Matteotti, corso Pietro Vacchelli ecc. Macchinette spuntate come funghi a cui nessuno mette un freno e neppure una regolamentazione come invece avviene altrove. Il sindaco di Crema, proprio quindici giorni fa ha detto  stop alla vendita/somministrazione almeno nelle ore notturne (dalle 23,30 alle 6) di alimenti e bevande mediante distributori automatici. L'ordinanza contingibile urgente, firmata dal sindaco di Crema Fabio Bergamaschi, è entrata in vigore il 15 marzo. L'obiettivo è di prevenire situazioni di aggregazione serale/notturna e il conseguente disturbo della quiete pubblica come pèurtroppo avviene in città ad esempio tra pèiazza Marconi e via Monteverdi. La decisione di rimodulare gli orari è stata presa dopo aver constatato, soprattutto attraverso gli interventi chiesti alle Forze di Polizia, che in prossimità dei distributori automatici "si determinano assembramenti incontrollati nelle ore notturne, con comportamenti palesemente contrari all'ordinato e quieto vivere civile, ledendo in modo diretto e immediato l'interesse primario alla tutela del riposo e alla tranquillità delle persone, determinando anche situazioni di abbandono, in luoghi pubblici, di bottiglie di vetro e altri oggetti, con compromissione del decoro urbano e della vivibilità cittadina". 
L'inosservanza del dispositivo comporta l'applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 5.000 euro.

"Abbiamo raccolto le molteplici segnalazioni di disturbo derivate dalla presenza in orario notturno di assembramenti rumorosi - ha dichiarato il sindaco Fabio Bergamaschi - e per questo motivo abbiamo preso la decisione, garantendo il diritto delle attività commerciali, contemperando con il riposo delle persone. A questo provvedimento farà seguito la valutazione in merito a misure simili in differenti luoghi in cui si verificano disturbi, che tuttavia devono essere sempre supportate da segnalazioni fatte alle forze dell'ordine".
In tante città hanno bandito i distributori dal centro. In consiglio comunale avevano chiesto di farlo anche a Cremona i consiglieri della Lega (Alessandro ZagniSimona SommiAlessandro Fanti e Roberto Chiodelli) a cui era stato risposto che si valutava un regolamento per un regolamento ad hoc che non ha mai visto la luce. La Lega ha proposto dunque una mozione che impegna il sindaco e la giunta su quattro fronti. Il primo: “adottare un provvedimento che vieti la possibilità di aprire nuovi open shop 24 nel centro storico cittadino”. Seconda richiesta: “proibire la vendita dei prodotti negli open shop 24 esistenti a partire dalle ore 23 e fino alle 6 del mattino successivo”. Terzo punto: “adottare misure concrete per sostenere le iniziative di privati che intendano aprire nuove attività commerciali tradizionali nel centro storico cittadino”. La mozione impegna infine il sindaco e la giunta a “relazionare semestralmente alla commissione consiliare competente circa le iniziative adottare ed i risultati conseguiti”.
Così mentre Crema corre al riparo almeno sulla distribuzione notturna di alimenti negli shop automatici, Firenze bandisce kebab e distributori e Milano li vieta nel cuore della città meneghina, a Ischia e in tante altre città sono proibiti vicini ai monumenti. Qui è apertura selvaggia, alla faccia della tutela del commercio e delle sue eccellenze nonchè della quiete pubblica.
Nelle foto il nuovo distributore aperto 48 ore fa all'inizio di corso Garibaldi (dopo l'imbocco di via Palestro), poi lo shop di corso Vittorio Emanuele e un altro distributore


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti


Giorgio

28 marzo 2024 19:32

Si stanno preparando a perdere permettendo cose che creeranno problemi ai prossimi che governeranno Cremona.

Andrea

29 marzo 2024 06:42

….se guardo al passato mi viene da piangere…

Gianpaolo

29 marzo 2024 13:01

Come distruggere sempre di più il nostro centro storico, una politica assurda e miope.

Vacchelli Rosella

29 marzo 2024 23:25

Condivido. E bisognerebbe trovare un termine alternativo alla parola 'politica' quando l'azione politica scade a scempio del tessuto urbano e del decoro di una città che vorrebbe darsi una vocazione turistica di alto profilo. Occorrono scelte all'altezza dei progetti e allora si chiamerebbe politica.

Manuel

30 marzo 2024 09:07

Vero, ma da un secolo e mezzo, praticamente l’Italia intera è pervasa da scempi, devastazioni, insulsaggini e non c’è fine al degrado, che è anche culturale e popolare. Alcuni luoghi si sono salvati, per caso o per la tenacia, volontà di singoli.
Pur nei secoli lontani non ci si è fatti scrupolo dell’armonia, ma dal periodo della pubblica istruzione e del primato la scienza, non è più accettabile
Non era (dovrebbe essere) il Paese della bellezza?
A parte il taglio dell’erba, hai sentito uno dei candidati di partito trattare di rigenerazione urbana vera (Santa Monica e contermini non è merito loro), di consumo di suolo, di argine al decadimento, crollo dei centri storici rurali? Se fosse stato per Salini il complesso di via Bissolati avrebbe potuto estinguersi, il piano di sviluppo di Pizzetti è stato esposto e se fosse per Salvini sarebbe auspicabile erigere una centrale nucleare presso la lanca Livrini.
Ergo, c’è tanto impegno innanzi.